19 Gennaio 2015

Le interviste di Basil Green Pencil: Leafers

Con questa nuova rubrica affronteremo il tema del design da un punto di vista inaspettato, attraverso il quale desideriamo fornire una visione molto personale su temi, oggetti, collezioni, storie. Riguarda “quel gusto che fa la differenza”, ovvero storie di persone che hanno deciso di dedicarsi totalmente ad una disciplina creativa, storie raccontate a casa loro, negli spazi conosciuti e amati, storie che si auto raccontano attraverso la descrizione di un oggetto prediletto, che accompagna un ricordo, un’attività giornaliera, un’azione indispensabile, un sentimento ancora vivo. Persone che scelgono la creatività come professione, con dedizione, passione e a volte ossessione, spesso muovendo fili invisibili produttori di bellezza da dietro le quinte. Le case in cui entreremo saranno scelte con cura da noi, per voi.


La nostra nuova rubrica si chiamerà Leafers (ovvero i fabbricatori metaforici delle foglioline che coronano il vostro piatto di pasta). #designtastesgood


Il primo a raccontarsi sarà uno di noi:

Maykol Andreotti, co-founder di Basil Green Pencil, un nome già noto a chi ci segue da tempo. Nato e cresciuto a Bolzano, ha sempre cercato il lato creativo nel suo quotidiano. Maykol inizia raccontando di sé da piccolo, dei tempi in cui disegnava senza sosta, sia su carta che sui muri della camera di infanzia, ma anche dei momenti pomeridiani dove rimaneva assorto difronte a software di fotografia professionale. Oggi vive e lavora a Milano, dove si è trasferito per studiare Design d’Interni al Politecnico di Milano, e, dopo una breve pausa a Londra, ormai sono 7 anni che ha scelto la Lombardia come sua prima casa.


Maykol qual è il tuo oggetto del cuore o che ti rappresenta nel lavoro?

Sono contento di cominciare questa rubrica ed aprire così la strada alle successive interviste. Il mio oggetto è puramente decorativo e simbolico nel contesto dove lo utilizzo, sono molto legato a questa mano snodabile in legno, quella tipica delle botteghe d’arte, ormai di grande tendenza! Il nostro “incontro” risale al settembre 2009, la mia prima volta solo a Londra, la grande città che tanto mi affascinava. Era durante il secondo anno di università, ed iniziavo a scoprire il mondo del design e tutto quello che sarebbe stata la mia vita futura. Un giorno, dopo aver passato un pomeriggio molto particolare al Museo di Storia Naturale, insieme al mio gruppo di amici ci fermiamo, stanchi, a riposare su un muretto. Mentre ci avviciniamo noto questa mano a terra, l’ho presa immediatamente e l’ho tenuta con me, considerandola  un souvenir che la città mi aveva voluto regalare . Un incontro davvero bizzarro, ma anche sorprendente, in quel momento, nel quale la mia vita era ancora un percorso in formazione, mi è sembrato un segno. La creatività che ha contraddistinto la mia infanzia, e che torna con uno dei simboli più significativi: la mano. La parte del corpo che è il nostro strumento, prima della matita o del mouse! Da allora la conservo con attenzione e spesso cambio la conformazione, anche per esprimere il mio stato d’animo, è riposta sotto una cupola in vetro per esaltarne il valore simbolico, la potrei definire la mia personale Numero Uno (di Zio Paperone).