27 Settembre 2016

Quale Criterio per Scegliere Casa? Solo Uno: Il Bello

Il senso del bello e dell’estetica sono stati studiati a lungo in filosofia e nella storia dell’arte, eppure a volte li colleghiamo a qualcosa di puramente soggettivo e superficiale, come se non influenzasse in modo significativo la nostra vita, ma è davvero così?


Se pensate ad un vostro amico che ha appena acquistato una casa, la prima domanda che vi ponete non è forse: “ Sarà bella? “ alla quale seguono una serie di domande relative, come: “Sarà grande?” “Luminosa?” “Avrà un giardino?”. Tutti quesiti che vogliono chiarire i parametri della vostra idea di bello di uno spazio residenziale. Possedere una consapevolezza su cosa è bello e cosa non lo è si rivela fondamentale soprattutto a livello sociale, un’idea condivisa di bellezza in architettura impedisce che i costruttori edili realizzino edifici residenziali di qualsiasi forma e in qualunque tipo di paesaggio seguendo solamente vincoli di tipo economico. È estremamente conveniente per loro vivere in una società dove non c’è una visione oggettiva di bellezza, e dove quest’ultima è considerata relativa, lasciare il dubbio su questo argomento fa si che ci si auto condanni ad vivere in ambienti  brutti e scomodi, dove il benessere dell’individuo è all’ultimo posto,  proprio come succede comunemente nell grandi metropoli di oggi.



La bellezza nell’architettura è soggetta all’opinione comune, proprio come lo è la buona cucina di un ristorante o un’elezione politica.


“La bellezza è tutt’ora un assoluto ed è un valore oggettivo, nel senso che chiunque si rende conto se una cosa è bella oppure no; poi c’è una parte di opinabilità dovuta al gusto, ma è assolutamente indubbio che luoghi o architetture o opere d’arte costruiti secondo caratteristiche di armonia e di buon gusto siano indiscutibilmente belli. Perché sono belli? Perché hanno una resistenza all’incedere del tempo che li fa essere continuamente attraenti, che viene avvertita da chiunque come una sensazione di armonia e di ordine estetico.” Intervista a V. Sgarbi, 13.10.13 sul magazine Italian Factory.


Dopotutto già lo diceva Kant, che il giudizio del bello deve avere un senso di approvazione comune che trascende le norme:


“I giudizi di gusto – sempre logicamente singolari, in quanto formulati secondo lo schema “ x è bello” – devono poter ambire ad una validità universale, ossia devono poter essere condivisi intersoggettivamente pur senza essere fondati su concetti. La ragione di questa pretesa è trascendentale, e risiede nella natura del piacere provato in concomitanza con il giudizio estetico, un piacere derivante da quello che Kant chiama “libero gioco” delle facoltà conoscitive coinvolte nel giudizio sul bello: l’immaginazione e l’intelletto. Questo armonico accordarsi delle facoltà soggettive produce infatti uno stato d’animo soggettivo, non vincolato ad alcun concetto o regola e tuttavia condivisibile intersoggettivamente, una sorta di senso comune fondato sul sentimento che Kant chiama sensus communis aestheticus.” Estratto dall’articolo “La bellezza è simbolo della moralità” a cura di Claudia Bianco dal sito La Filosofia e i suoi Eroi.


Libro consigliato per approfondire: “La Critica del Giudizio”, Immanuel Kant.