15 Novembre 2016

Frida Kahlo - Le due Frida

Frida by Frida: il doppio in arte

Mi ha sempre affascinato la storia di Frida Kahlo.

La pennellata passionale, turbata, violenta dell’opera d’arte di Frida riflette la sua vita, vita indissolubilmente legata a quella di Diego Rivera, noto pittore e muralista messicano. Come scrive Sarah M. Lowe, autrice di un saggio critico sui dipinti di Frida Kahlo: “L’arte e l’amore si fondono nella sua mente; non ci sono confini tra lei e Rivera”. Amore e arte si mescolano come i colori della sua tavolozza, si scontrano e si fondono. L’arte di Frida è Frida. E’ vita, morte, gioia e dolore. Sappiamo che era affetta da poliomielite e che un incidente a 18 anni l’ha resa parzialmente invalida. Sappiamo della turbolenta relazione con Rivera, degli innumerevoli tradimenti, delle liti, dell’amore profondo e ancestrale che li legava.


Quello che vi propongo è un viaggio spirituale all’interno della sua arte, del suo significato. In particolare vorrei analizzare il tema del doppio e la relazione con Diego Rivera attraverso l’opera di autoritratto: “Le due Frida”.


Questo dipinto  di Frida Kahlo è l’emblema di un momento fondamentale nella vita e nella carriera dell’artista: la separazione con Diego. “Perché lo chiamo il mio Diego? Mai fu né mai sarà mio. Appartiene a se stesso”.


Il quadro parla da solo. Ci sono due Frida con fogge diverse che si tengono per mano, connesse tra loro da una vena che collega due cuori pulsanti, uno dei due però è irreversibilmente ferito. La Frida di destra è la donna amata da Diego, vestita con abiti della tradizione messicana e custodisce gelosamente la foto del suo amore. L’altra Frida, quella a sinistra, è la Frida abbandonata da Diego, veste con fogge europee, che alludono al suo viaggio nel continente delle avanguardie, il suo cuore duole e la vena che parte dalla foto dell’amato e passa attraverso i due cuori è interrotta, recisa dalle forbici.

Il dissidio interiore dell’artista è qui enfatizzato dalla figura speculare, surreale, delle due donne a confronto. E’ un dialogo solenne tra la sofferenza dell’abbandono e la consapevolezza che ogni rottura è anche segno di innovazione, ecco il perché degli abiti europei, simbolo di emancipazione. La natura immaginifica dello spazio è un elemento costante nelle opere della Kahlo, dove la surrealtà e l’onirismo sono i mezzi stilistici che l’artista usa per raccontare la sua realtà. Frida attraverso l’autoritratto esplora i sentimenti più reconditi del suo essere. Immaginiamo una Frida reale che si specchia e si raddoppia nella tela, tela vista come teatro delle sue stesse diatribe interiori. L’arte rivela l’essenza dell’umano e il tormento, in questo caso, della protagonista, che ha urgenza di avere accanto una figura ad essa speculare che renda manifeste le sue diverse nature.



Dal diario di Frida: ORIGINE DELLE DUE FRIDE - ORIGEN DE LAS DOS FRIDAS

Ricordi

“Dovevo avere sei anni quando vissi intensamente una immaginaria amicizia con una bambina della mia età più o meno. Sulla vetrata di quella che allora era la mia stanza, e che dava su Calle Allende, su uno dei primi vetri della finestra – ci alitavo sopra – E con un dito disegnavo una “porta”… Per questa “porta” uscivo nella mia immaginazione, con grande gioia e in fretta, attraversavo tutto lo spazio che si vedeva, fino a raggiungere una latteria di nome “PINZON”…Attraverso la “O” di PINZON entravo e scendevo fuori del tempo nelle viscere della terra, dove la mia “amica immaginaria” mi aspettava sempre. Non ricordo il suo aspetto né il suo colore. Ma ricordo la sua  allegria – rideva molto. Senza suoni. Era agile  e danzava come se non avesse peso alcuno. La seguivo in ogni suo  movimento, e le raccontavo,  mentre lei danzava, i miei crucci segreti. Quali? Non ricordo. Ma lei sapeva dalla mia voce tutte le mie cose…Quando ritornavo alla finestra, entravo per la stessa porta  disegnata sul vetro. Quando? Per quanto tempo ero stata con “lei”? Non so. Forse un secondo o migliaia di  anni…Ero felice. Cancellavo la “porta” con la mano e “spariva”. Correvo con il mio segreto e la mia allegria nel più remoto angolo del cortile di casa mia, e sempre nello stesso posto, sotto un albero di cedro, gridavo e ridevo. Sorpresa di essere sola con la mia gran felicità e con il ricordo così vivo della bambina. Son passati 34 anni da quando ho vissuto quella magica amicizia e ogni volta che la ricordo, rivive e cresce, sempre di più dentro il mio mondo.”


PINZON 1950. Frida Kahlo


Ammiro Frida come donna e come artista, mai nessuna come lei è stata tanto anticipatrice della modernità. E’ una donna emancipata; si sposa con un uomo più grande di lei dal quale divorzia per risposarlo l’anno successivo, ha storie extraconiugali, con uomini e donne, è una pittrice di successo molto apprezzata dagli artisti dell’epoca, è forte e tenace, convive col dolore e lo traspone nella sua meravigliosa e personalissima arte. Carismatica, intelligente, ironica, affascinante.

Il quadro Le due Frida si presta anche ad una lettura diversa, avulsa dalla relazione con Diego (per quanto le loro vite fossero indissolubilmente interdipendenti).


Io vedo nello sdoppiamento dell’autoritratto la volontà di sottolineare la duplicità dell’animo dell’artista, legata sì alla sua terra e alle sue tradizioni, ma anche protesa verso l’emancipazione, desiderosa di avventure, incline alla sperimentazione, una Frida che veste diversamente, forse la Frida appena tornata dall’Europa, arricchita, nuova. A dimostrazione di questa sua duplicità atavica è il meraviglioso estratto dal suo diario, dove leggiamo di una Frida che si sdoppia nell’immagine di un’altra bambina, felice, “ricordo la sua allegria” dice l’artista. L’ambivalenza è sintomo di una personalità complessa; la Frida malata e la Frida spensierata e danzante, la Frida amata e quella abbandonata, la donna tradizionalista e quella all’avanguardia, tutte facce di una stessa medaglia.


di Elisa Martino – curatrice d’arte