04 Maggio 2015

Giampaolo Benedini e l'importanza del Metro

In occasione del Salone del Mobile, ha inaugurato il 17 Aprile a Milano Agape12, primo concept-store dell’azienda mantovana. L’’idea innovativa fonde il negozio di arredamento e complementi con gli spazi dedicati allo sviluppo delle proposte creative, divenendo contemporaneamente galleria espositiva e centro di progettazione. Un’’offerta esclusiva voluta e selezionata da Agape, da 40 anni punto di riferimento nell’’arredo bagno di alta gamma. Situato nel cuore di Brera, distretto milanese con la più alta densità di gallerie, showroom e spazi dedicati al design e all’’arte contemporanea, Agape12 è destinato a divenire, fin da subito, parte integrante della cultura progettuale della città. Noi eravamo all’inaugurazione ed abbiamo incontrato i designer dell’ultima collezione.


Iniziamo il nostro tour di interviste incontrando Giampaolo Benedini, direttore artistico di Agape, azienda di arredi destinati al bagno fondata a Mantova nel 1973 insieme al fratello Emanuele, il capo della compagnia. Nel 1999 ha poi fondato, con Bibi e Camilla Benedini, lo studio Benedini Associati, che si occupa soprattutto di design, arredamento e allestimenti, con oltre seicento prodotti, mentre dieci anni dopo ha dato vita a Benedini&Partners, dedicato alla progettazione architettonica di nuove costruzioni e al restauro di edifici storici.


La sua attività come riesce ad unire i vari ambiti progettuali di cui lei e i suoi studi si occupano?


Nel mio studio ci occupiamo di architettura, design di interni ed arredamento, ogni progetto è sviluppato secondo un concetto di continuità dall’involucro al dettaglio. I pezzi d’arredo sono spesso realizzati su misura per l’interno, a seconda delle esigenze di progetto da soddisfare.


Quale strumento è secondo lei essenziale nell’attività di progettista?


L’oggetto indispensabile per un progettista è senza dubbio il metro: un elemento essenziale in un campo progettuale odierno dove c’è perdita della dimensione a causa dello sviluppo dei progetti su schermo (del computer ndr). Prima l’atto del disegnare a mano trasmetteva l’idea del rapporto con la dimensione del prodotto, e questo permetteva uno sviluppo ed una ricerca del dettaglio più libera, c’era la possibilità di approfondire di più di comprendere maggiormente il progetto, mentre oggi la tecnologia preme di più sul rappresentare. Oggi si affronta la complessità progettuale con molta facilità, con una sorta di semplificazione dettata dall’uso del computer.


Rimane inoltre importante per l’attività del progettista la contaminazione con altre culture, l’osservazione dei bisogni e degli stili di vita che cambiano, ed il contatto con sé stesso, il modo di progettare cambia con l’età e l’esperienza. La funzione rimane l’elemento principale di maggior interessare per il progetto, venendo sempre prima rispetto al fattore estetico.


Cosa manca all’architettura contemporanea in Italia oggi?


In Italia non esiste l’idea di comunicare l’innovazione del contemporaneo, una cosa necessaria per promuovere le novità in architettura, che molto spesso non vengono pubblicizzate in nessun modo come invece viene fatto all’estero. I monumenti antichi per esempio sono sempre presenti, e si può rimandare all’infinito per andarli a vedere, si sa che sono mete culturali e prima o poi ci si capiterà. Al contrario le nuove architetture sono molto legate al settore dell’entertainment oggi, perché diventano luoghi cult e di interesse, sia nella loro unicità che nei loro eventuali difetti, attirano l’attenzione delle persone, ed è per questo che sarebbe utile creare un’azione di marketing ed audience anche attorno ai nuovi edifici simboli dell’architettura italiana.