13 Febbraio 2019

La storia del Carnevale: l’origine a Venezia ed il significato delle maschere

Il simbolo del Carnevale sono le maschere, che hanno segnato la storia di Venezia.

La loro realizzazione in carta papier-mâiché è un’arte che oggi è portata avanti da solo tre mascareri.

Buongiorno Siora Maschera”, lungo le calli, per i canali e nei listoni era questo il saluto durante il Carnevale, una festa tipica cattolica, che originariamente iniziava il 26 dicembre fino al giorno delle Ceneri (quest’anno mercoledì 6 marzo), periodo nel quale i veneziani indossavano maschere e costumi, facendo festa per le strade. L’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più per tutto questo periodo, fino a martedì grasso, giorno prima del mercoledì delle Ceneri, cioè 40 giorni prima di Pasqua, quando inizia la Quaresima, e giorno in cui si teneva un banchetto con la carne, per preparasi al periodo di digiuno immediatamente successivo, fino a Pasqua. Il Carnevale rappresentava un momento dove ci si poteva liberare dalle severe regole sociali imposte dalla repubblica della Serenessima di Venezia, un periodo in cui tutto poteva accadere, in totale libertà e trasgressione. Una testimonianza particolare risale al 1268, dove un documento denuncia l’uso improprio della maschera, proibendo ai mattaccini (ovvero buffoni e giocolieri) di coprirsi il volto durante il gioco delle “ova”, che consisteva nel lanciare uova riempite di acqua di rose contro le dame che passeggiavano per le calli. Il carnevale è, nella sua essenza, festa  ideale per lasciarsi andare senza freni… infatti il numero di peccatti commessi in questi giorni (specialmente impuri, sessuali, orgiastici…) è notevole. Innumerevoli santi in questi giorni facevano grandi penitenze riparatrici , osservavano digiuni e più di qualcuno ha lottato strenuamente per la sua abolizione.


“Hora qui ricordati, Milano, le mascare, le comedie, i giuochi paganeschi, i balli, i banchetti, gli eccessi delle pompe, le spese disordinate, le risse, le questioni; gli homicidii, le lascivie, le disonestà, le mostruose pazzie e dissolutezze tue”. Così tuonava San Carlo Borromeo nel 1576, anno della peste, contro i milanesi e la loro brama di divertirsi. Anzi due anni prima l’arcivescovo era riuscito, dopo una lunga campagna contro il carnevale, a convincere i fedeli a rinunciare al “quinto” giorno di carnevale. San Carlo Borromeo, in effetti  cercò prima di ridurre i giorni di festeggiamenti, poi di limitarne gli effetti, infine di abolirlo del tutto. cit.


Le maschere si divodono in quelle storiche veneziane, quelle della commedia dell’arte e le maschere fantasia. Le piu celebri storiche sono la Bauta, la Moretta, la Gnaga e il volto, ed il Medico della Peste. Quelle legate alla commedia dell’arte ricordimo Arlecchino, Zanni, Colombina.


I mascareri che le realizzano ancora in modo autentico a Venezia sono: La Bottega dei Mascareri (che ha realizzato le maschere di Eyes Wide Shut il fim), Ca’Macana, e Laboratorio di Giorgio Galasso (qui potete prenotare un’esperienza su Airbnb).



La Bauta


Sia per uomini che per donne, si compone di un mantello nero (tabarro), tricorno nero, e maschra bianca aperta sotto per poter bere e mangiare.


La Moretta


Maschera ovale di velluto usata dalle donne, veniva tenuta aderente al viso senza l’uso di lacci, ma mordendo fra i denti un bottone che stava al suo interno, proprio all’altezza della bocca. La dama, quando voleva indossare la maschera della Moretta, restava quindi completamente muta.


La Gnaga


Usata dagli uomini per impersonare figure femminili, Secondo la tradizione, il costume della Gnaga prevede di indossare i tipici abiti femminili, e una maschera con le sembianze di una gatta. Durante i festeggiamenti del Carnevale di Venezia, poi, questa maschera poteva essere arricchita aggiungendo una cesta sotto braccio (che solitamente conteneva un gattino).


 


Medico della Peste


La famosa maschera col becco era indossata dai medici nel 1630 durante l’anno della peste a Venezia per proteggersi insieme ad occhialini, mantella ed un bastone per spogliare l’ammalato. Il becco si riempiva di sostanze profumate  (fiori secchi, lavandatimomirraambra, foglie di mentacanforachiodi di garofanoaglio e, quasi sempre, spugne imbevute di aceto).


A breve il video con quello che è successo al nostro laboratorio di Carnevale questo 10 febbraio.