12 Luglio 2015

Lavatrici Bollatesi - La Collettiva di Artisti a Milano

Raccontateci di voi, chi sono le Lavatrici Bollatesi?


Lavatrici Bollatesi è un’incubatrice di idee, è il luogo fisico e ideale dove nasce un progetto, è dove creare significa sporcarsi le mani. No, non è una lavanderia e non si riparano lavatrici, è un collettivo di giovani creativi che ancora crede nel potere dell’arte. E’ il tentativo di far comprendere un mondo interiore, è un’alternativa ai cosiddetti luoghi deputati all’arte contemporanea, è dove l’arte si vede, si vive e si respira. E’ un bel posto insomma!


Lavatrici Bollatesi nasce nel 2014 dalla mente di alcuni componenti dell’attuale gruppo, nel corso del 2015 si è definito il collettivo composto dallo scultore Milos Stajanovich, i pittori Elisa Martino e il giovanissimo Riccardo Sala, da Matteo Compagnoni,  artista eclettico; scultore, pittore, writer e chi più ne ha più ne metta e da Seba di Libri Finti Clandestini, che rilega libri con carta riciclata.  Ciò che ci accomuna è la consapevolezza che dietro un’opera, qualsiasi opera, ci sia un processo creativo che porta dall’idea archetipo all’oggetto e che l’artigianalità della creazione sia l’elemento che distingue quello che per noi è arte, da ciò che è semplicemente un’idea, un concetto.


Di cosa tratta la tua arte?


Quello che faccio è reinterpretare  immagini, che siano foto o immagini mentali, attraverso il colore. Prediligo ritratti e anatomie femminili. L’acquarello è il mezzo che permette di dare espressione e forma ai miei ritratti, mi piace la libertà con cui il colore si muove sulle superfici, autonomamente. Cerco sempre di direzionale le pennellate in senso realistico, anche se, a volte, lascio che il colore prenda “vita” e forma propria.


Qual è l’oggetto che collega la tua attività artistica al gruppo?


L’oggetto che ho scelto accompagna un ricordo, ovvero il momento in cui fisicamente ho iniziato a fare parte delle lavatrici, aprendo la porta del laboratorio. La chiave ha consacrato il mio ingresso nel gruppo, non come spettatrice, ma come componente.


Riflessioni sul concetto di arte contemporanea.


Estratti dal Manifesto delle Lavatrici Bollatesi.


Vorrei collegarmi al concetto Barocco e poi Romantico di meraviglia. Di fronte a un’opera d’arte l’uomo deve meravigliarsi, tutti i sensi devono essere coinvolti. Le opere barocche puntavano a catturare lo spettatore in un vortice sensoriale di suoni, colori, virtuosismi visivi. L’arte era rapporto privilegiato tra fruitore e opera, quest’ultima doveva emozionare e meravigliare lo spettatore in modo diretto e primordiale. Se consideriamo come sesto senso quello del disgusto, allora anche l’arte del XXI secolo (non tutta) risponde a questi seicenteschi criteri. Per i nostri antenati ottocenteschi, invece, l’arte doveva valorizzare le forze naturali viste come manifestazione del divino. Quando guardiamo un tramonto, un cielo stellato, una tempesta, l’oceano infuriato, viviamo quello che i romantici chiamano l’esperienza del naufragio con spettatore e del sublime. L’uomo, affascinato e terrorizzato al contempo dalla bellezza di qualcosa che sfugge dal suo controllo e lo ipnotizza in un vortice di meraviglia e stupore, rimane attonito e prova piacere. Questo è quello che l’arte dovrebbe scaturire per i romantici. Ci siamo allontanati certamente dall’idea barocca di meraviglia e anche da quella romantica..qual è la nostra idea di meraviglia? E’ ancora la meraviglia lo scopo dell’arte contemporanea?


Forse sono le Avanguardie storiche le grandi “colpevoli” del cambiamento intercorso nelle arti nel corso del ‘900. Affermazione provocatoria, ma in parte vera. Cosa succede agli albori del ‘900 che stravolge completamente gli intenti degli artisti?  L’avvento della fotografia prima, siamo nei primi decenni dell’800, e del cinematografo poi, danno una forte scossa al mondo dell’arte, che deve competere con i nuovi mezzi e reinventarsi, copiare dal vero non basta più, c’è la fotografia che lo fa meglio!


Nascono le Avanguardie; mi limiterò a parlare di alcuni avvenimenti sostanziali ai fini della mia riflessione. Marcel Duchamp prende un pisciatoio, lo ribalta, lo intitola Fontana e in modo iconoclasta asserisce che si tratta di un’opera d’arte. Da quel momento in poi tutto è diventato una possibile opera d’arte. Voleva forse Duchamp criticare proprio questa condizione, quella per cui basta inserire un qualsiasi oggetto, anche il più gretto quale può essere un pisciatoio, in un luogo come un museo per definire quest’ultimo opera d’arte? La sua era una provocazione. Oggi la “Fontana” di Duchamp è una delle maggiori opere d’arte del XX secolo.


Piero Manzoni caga in un barattolo, lo intitola Merda d’Artista e ne fa una serie. Sta gridando al mondo intero che l’universo dell’arte è pronto ad accogliere qualsiasi cosa, anche la merda, purché sia in edizione numerata e realizzata da un artista già affermato. Attualmente i barattoli sono conservati nelle collezione più prestigiose del mondo e hanno un valore di circa 70.000€ cadauno. Grande Piero, messaggio ricevuto!


Siamo nell’era in cui qualsiasi oggetto, idea, performance, merda d’artista può inserirsi nella non più così meritevole nicchia di opere che porta il nome di ARTE CONTEMPORANEA. Quali sono quindi i criteri per determinare l’arte oggi? Lasciamo il quesito volutamente aperto perché non esiste una risposta esaustiva, oggi non esistono criteri, oggi non si parla più di meraviglia.


Noi l’arte contemporanea non la capiamo!